Le abilità sociali sono innate o apprese?

Come diventare abili socialmente

I bambini imparano fin dai loro primi anni di vita ad adattare il proprio comportamento al fine di ottenere determinate risposte dall’atro.

Nell’interazione con il genitore il bambino acquisisce delle strategie e modifica il proprio atteggiamento con l’obiettivo di evitare una punizione o ricevere un premio.

Questa capacità di adattamento e di regolazione delle proprie risposte comportamentali è pertanto appresa e si struttura in base alla qualità degli scambi che un individuo ha stabilito con le figure di accudimento fin dalle prime fasi di vita.

Nel corso dello sviluppo, tali apprendimenti diventano sempre più sofisticati e si diventa abili a decifrare una serie di messaggi veicolati durante l’interazione (ad es., la postura, le espressioni facciali, i gesti) compresi i cambiamenti nello stato emozionale dell’altro (ad es., sorriso, aggrottare le sopracciglia, arricciare il naso, etc.) (Ekman, 1993; Izard, 1992; Johnston, Miles, & Macrae, 2010).

Questa valutazione aiuta l’interlocutore a considerare nell’immediato una serie di informazioni (verbali e non verbali) provenienti dall’altro e di modificare/modulare il proprio atteggiamento al fine di raggiungere gli obiettivi prefissati.

ali capacità si chiamano abilità sociali o Social skills e comprendono l’insieme dei “comportamenti appresi orientati verso un obiettivo e governati da regole che variano in funzione alla situazione e al contesto; che si basano su elementi cognitivi ed affettivi osservabili e non osservabili, in grado di elicitare negli altri risposte positive o eventualmente neutrali, e di evitare una risposta negativa”. Chadsey-Rusch (1992, p. 406).

La competenza sociale quindi ci guida nell’assunzione di atteggiamenti che influenzano il tipo di risposta che possiamo ottenere dagli altri in svariati contesti interpersonali e, contrariamente a quanto ritenuto, essa non è innata ma può essere acquisita e migliorata con l’esercizio.

Così come impariamo a leggere e a scrivere allo stesso modo acquisiamo la capacità di stare con gli altri e di interagire con loro in modo più o meno soddisfacente.

È possibile infatti, a qualsiasi età, apprendere nuove strategie relazionali assumendo diversi punti di vista ed elicitando comportamenti differenti.

È possibile diventare competenti socialmente ma questo richiede esercizio e la capacità di modificare il proprio comportamento in base al contesto (al variare del “dove”, del “quando” e del “con chi”).

Affinché il cambiamento avvenga dobbiamo però essere fortemente motivati verso un obiettivo che desideriamo raggiungere. Il cambiamento inizia nel momento stesso in cui ci si assume la responsabilità di cambiare perché motivati da una spinta personale volta al miglioramento di sé stessi attingendo alle proprie risorse ed instaurando rapporti interpersonali significativi.

Si tratta di sviluppare potenzialità insite nella persona e apprendere modalità positive per entrare in contatto con sé stessi e con gli altri appagando numerosi bisogni tra cui:

  • Evitare l’isolamento (l’uomo è un animale sociale e tende per natura ad aggregarsi con altri individui e a costituirsi in società);
  • Appagare il bisogno di sicurezza (in circostanze di disagio/minaccia/pericolo la presenza di altre persone allevia la paura);
  • Favorire l’approvazione sociale (la valutazione positiva di un individuo o gruppo in un contesto sociale);
  • Appagare il bisogno di crescita personale (le relazioni con gli altri favoriscono il confronto, consentono di avere un feedback, forniscono informazioni utili alla conoscenza di sé, riducono il senso di incertezza.

È opportuno tenere in considerazione che nell’interazione sociale entrano in gioco numerosi e complessi elementi che concorrono a determinare la qualità dello scambio sociale.

È necessario, infatti, tener conto di alcuni costrutti cognitivi di ordine superiore legati alla considerazione dell’altra persona, della propria immagine, delle regole e delle convenzioni sociali che sono determinanti nel dirigere e controllare il comportamento sociale di ogni individuo poiché ne influenzano sia gli scopi sia le possibili strategie di azione.

Non sempre quindi ci sentiremo abili nello scambio con l’altro e spesso potremmo essere poco appagati dal tipo di feedback ottenuto.

Il lavoro psicologico diventa pertanto uno strumento di conoscenza e di approfondimento del proprio modo di relazionarsi e dello schema proposto nel corso dell’interazione. Lo psicologo, infatti, valuta strategie e offre spunti di riflessione per migliorare lo scambio interattivo e renderlo più funzionale al benessere del singolo salvaguardando la qualità della relazione.

Bibliografia

Chadsey-Rusch, J. (1992). Toward defining and measuring social skills in employment settings. American Journal on Mental Retardation, 96, 405-418.
Ekman, P. (1993). Facial expression and emotion. American Psychologist, 48(4), 384-392.
Izard, C. E. (1992). Basic Emotions, Relations Among Emotions, and Emotion-Cognition Relations. Psychological Review 1992, Vol. 99, No. 3, 561-565.
Johnston, L., Miles, L., & Macrae, C. N. (2010). Why are you smiling at me? Social functions of enjoyment and non-enjoyment smiles. British Journal of Social Psychology, 49(1), 107-127.

2019-04-29T15:52:57+00:00