Disturbo da sintomi somatici2019-03-21T16:24:48+00:00

Disturbo da sintomi somatici

Il disturbo da sintomi somatici riguarda un insieme di sintomi somatici che procurano disagio accompagnati da pensieri, sentimenti e comportamenti anomali, e comportamenti adottati in risposta a tali sintomi. Una caratteristica delle persone affette da questo disturbo non sono i sintomi somatici in quanto tali, ma piuttosto il modo in cui gli individui li presentano e li interpretano. Tali sintomi somatici procurano disagio e includono anche la componente cognitiva, affettiva e comportamentale.

Si suddividono nel seguente modo:

– Disturbo da sintomi somatici

– Disturbo da ansia di malattia

– Disturbo di conversione (disturbo da sintomi neurologici funzionali)

– Fattori psicologici che influenzano altri condizioni mediche

– Disturbo fittizio

– Disturbo da sintomi somatici e disturbi correlati con altra specificazione

– Disturbo da sintomi somatici e disturbi correlati senza specificazione

Tutti questi disturbi sono caratterizzati dalla preponderante attenzione incentrata su preoccupazioni somatiche e dal fatto che all’inizio gli individui si rivolgono principalmente a strutture mediche, anziché a quelle per la cura della salute mentale.

Tipicamente gli individui con disturbo da sintomi somatici presentano contemporaneamente molteplici sintomi somatici che procurano disagio o portano ad alterazioni significative della vita quotidiana (Criterio A), anche se a volte è presente un solo sintomo grave, più comunemente il dolore. I sintomi possono essere specifici (per es., un dolore localizzato) o relativamente aspecifici (per es., spossatezza). I sintomi possono essere delle normali sensazioni corporee oppure un malessere che generalmente non significa malattia grave. Sintomi somatici che non hanno una spiegazione medica evidente non sono sufficienti per porre questa diagnosi. La sofferenza dell’individuo infatti è autentica che sia spiegabile o meno dal punto di vista medico.

DSM-5: Disturbo da sintomi somatici – Criteri diagnostici

A. Uno o più sintomi somatici che procurano disagio o portano ad alterazioni significative della vita quotidiana.
B. Pensieri, sentimenti o comportamenti eccessivi correlati ai sintomi somatici o associati a preoccupazioni relative alla salute, come indicato da almeno uno dei seguenti criteri:
1. Pensieri sproporzionati e persistenti circa la gravità dei propri sintomi.
2. Livello costantemente elevato di ansia per la salute o per i sintomi.
3. Tempo ed energie eccessivi dedicati a questi sintomi o a preoccupazioni riguardanti la salute.
C. Sebbene possa non essere continuativamente presente alcuno dei sintomi, la condizione di essere sintomatici è persistente (tipicamente da più di 6 mesi).

Specificare se:
Con dolore predominante
Specificare se:
Persistente
Specificare la gravità attuale:
Lieve
Moderata
Grave

Il disturbo da sintomi somatici si presenta con manifestazioni prevalentemente somatiche e difficilmente la persona che ne soffre riesce ad intuire che possano essere dovuti a processi di organizzazione complessi di tipo psicologico.

Essi sono accomunati da lamentele circa il proprio stato fisico e da preoccupazione somatica. Nei disturbi somatoformi la causa dei sintomi fisiologici, che, ricordiamo, non sono né simulati né sotto il controllo volontario della persona, è di natura psicologica. La psiche è un processo quindi di tipo fisiologico e rappresenta una complessa funzione del nostro corpo inscindibile da esso. Non esistono quindi una “psiche” ed un “soma” separati ma parti integranti di uno stesso sistema che si chiama organismo condizionato da fattori bio-psico-sociali integrati.

Molti disturbi hanno una matrice psichica comprese alcune forme di allergia, intolleranze alimentari, asma, neoplasie, herpes simplex e zoster, cistiti recidive, coliti, problemi gastro-intestinali, sintomi pseudo-neurologici, bruxismo, dolore cronico, mal di testa e nevralgie, contratture muscolari, ecc.
È comunque doveroso precisare che la somatizzazione di per sé non è necessariamente patologica, può essere considerata come una modalità di risposta alle sollecitazioni ed agli stress della vita: si parla di veri e propri disturbi quando l’intensità e la frequenza di questo tipo di reazione divengono tali da generare una compromissione significativa del funzionamento della persona, quando creano un eccessivo ricorso all’assistenza sanitaria, quando il problema diventa invalidante.

Disturbo che si manifesta con la preoccupazione o la convinzione da parte dell’individuo di avere una grave malattia e tutta la sua vita è orientata verso questo timore pregiudicando significativamente la qualità della vita del soggetto e dei propri familiari. Gli individui che ne sono affetti trascorrono moltissimo tempo presso strutture ospedaliere (ma non psichiatriche) nel tentativo di avere una conferma alle loro assunzioni; essi reagiscono in modo sproporzionato a sensazioni o a lievi alterazioni fisiologiche che rientrano nella norma, come un attacco di tosse o un occasionale mal di stomaco, ritenendole delle conferme.

La persona affetta mostra una iper-attenzione verso il proprio corpo, ed interpretando erroneamente ogni minima variazione (battito cardiaco, respirazione, colorito del viso, lievi mal di testa o dolori vari ecc.) aumenta il rischio che qualche sintomo o segno inevitabilmente viene trovato confermando, in una sorta di circolo vizioso, le preoccupazioni iniziali.

Le continue visite mediche e i possibili effetti iatrogeni possono peggiorare il quadro in quanto l’assunzione di medicine o gli effetti degli eventuali interventi chirurgici possono indebolire l’organismo; generalmente l’individuo rifiuta l’invito a rivolgersi ad uno specialista della salute mentale. Queste persone possono allarmarsi se leggono o sentono parlare di una malattia, se vengono a sapere che qualcuno si è ammalato, o a causa di osservazioni, sensazioni, o eventi che riguardano il loro corpo. La preoccupazione riguardante le malattie temute spesso diviene per il soggetto un elemento centrale della immagine di sé, un argomento abituale di conversazione, e un modo di rispondere agli stress della vita.

DSM-5: Disturbo da ansia di malattia – Criteri diagnostici

A. Preoccupazione di contrarre o di avere una grave malattia.
B. I sintomi somatici no sono persistenti o, se presenti, sono solo di lieve intensità. Se è presente un’altra condizione medica o vi è un rischio elevato di svilupparla, la preoccupazione è chiaramente eccessiva o sproporzionata.
C. È presente un elevato livello di ansia riguardante la salute e l’individuo si allarma facilmente riguardo al proprio stato di salute.
D. L’individuo attua eccessivi comportamenti correlati alla salute o presenta un evitamento disadattivo.
E. La preoccupazione per la malattia è presenta da almeno 6 mesi, ma la specifica patologia temuta può cambiare nel corso di tale periodo di tempo.
F. La preoccupazione riguardante la malattia non è meglio spiegata da un altro disturbo mentale, come il disturbo da sintomi somatici, il disturbo di panico, il disturbo d’ansia generalizzata, il disturbo di dismorfismo corporeo, il disturbo ossessivo-compulsivo o il disturbo delirante, tipo somatico.

Specificare quale:
Tipo richiedente l’assistenza
Tipo evitante l’assistenza

La caratteristica essenziale del disturbo fittizio è la simulazione, in se stessi o in altri, di segni e sintomi medici o psicologici che sono associati a un inganno accertato. Gli individui con disturbo fittizio possono anche richiedere una cura per sé o per un’altra persona dopo aver deliberatamente procurato un infortunio o malattia. La diagnosi richiede la dimostrazione che l’individuo sta volontariamente contraffacendo, simulando o causando segni o sintomi di malattia o infortunio in assenza di evidenti vantaggi esterni.

Gli individui con disturbo fittizio provocato a sé e agli altri sono a rischio di vivere un grande disagio psicologico o subire una compromissione funzionale, provocando danni a se stessi o agli altri. La diagnosi sottolinea la scoperta oggettiva di una falsificazione di segni e sintomi di malattia, piuttosto che una deduzione riguardante l’intenzione o la possibile motivazione di fondo.

DSM-5: Disturbo fittizio – Criteri diagnostici

Disturbo fittizio provocato a sé
A. Falsificazioni di segni o sintomi fisici o psicologici, o autoinduzione di un infortunio o di una malattia, associato ad un inganno accertato.
B. L’individuo presenta se stesso agli altri come malato, menomato o ferito.
C. Il comportamento ingannevole è palese anche in assenza di evidenti vantaggi esterni.
D. Il comportamento non è meglio spiegato da un altro disturbo mentale, come il disturbo delirante o altro disturbo psicotico.

Specificare:
Episodio singolo
Episodi ricorrenti

Disturbo fittizio provocato ad altri (precedentemente disturbo fittizio per procura)
A. Falsificazione di segni o sintomi fisici o psicologici, o induzione di un infortunio o di una malattia in un altro individuo, associato ad un inganno accertato.
B. L’individuo presenta un’altra persona (vittima) agli altri come malata, menomata o ferita.
C. Il comportamento ingannevole è palese anche in assenza di evidenti vantaggi esterni.
D. Il comportamento no è meglio spiegato da un altro disturbi mentale, come il disturbo delirante o altro comportamento psicotico.
Nota: È il perpetratore, non la vittima a ricevere questa diagnosi.

Specificare:
Episodio singolo
Episodi ricorrenti

Trattamento

All’interno delle linee guida NICE (National Institute for Health and Care Excellence) esistono studi che valutano positivamente il trattamento cognitivo-comportamentale (Cognitive Behavioural Therapy-CBT) sul disturbo da sintomi somatici e disturbi correlati. Nell’intento di spezzare i circoli viziosi del disturbo, il trattamento cognitivo-comportamentale, si focalizza sull’apprendimento di modalità di pensiero e di comportamento più funzionali. La terapia si avvale, infatti, di tecniche comportamentali che utilizzano l’esposizione in vivo agli stimoli scatenanti le preoccupazioni di malattia e di tecniche cognitive finalizzate ad individuare i principali pensieri automatici negativi e lo sviluppo di interpretazioni alternative dei sintomi.

L’intervento psicologico è in grado di riorganizzare il funzionamento dell’organismo e i propri processi ma la sua efficacia dipenderà soprattutto dalla capacità del paziente di seguire un iter che presenta delle difficoltà intrinseche dovute soprattutto alla resistenza psicologica al cambiamento da parte dell’organismo. Generalmente la psicoterapia è possibile in quei casi in cui la persona pur preoccupandosi incessantemente di avere delle malattie, si rende conto che le sue preoccupazioni sono eccessive e infondate.

A seconda dei casi, oltre alla psicoterapia cognitivo-comportamentale (CBT), si può attingere ad altri trattamenti evidence-based quali la Mindfulness (CBT di terza ondata) e l’elaborazione del trauma e l’installazione di risorse tramite l’EMDR (Eye Movement Desensitization and Reprocessing).

Bibliografia

  • American Psychiatric Association (2013). Diagnostic and Statistical Manual of Mental Disorders, Fifth Edition. Arlington, VA, American Psychiatric Association.
  • DSM-5. Manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali. Raffaello Cortina Editore, Milano 2014.