La terza onda “third wave” della psicoterapia cognitiva2019-03-22T10:20:39+00:00

La terza onda “third wave” della psicoterapia cognitiva

Negli ultimi venti anni sono stati sperimentati nuovi approcci che stanno influenzando in modo profondo il modello standard di terapia cognitivo-comportamentale. Le psicoterapie cognitivo comportamentali della terza onda “third wave”, piuttosto che focalizzarsi sul modificare direttamente gli eventi psicologici, mirano a trasformare la funzione di questi eventi psicologici e la relazione dell’individuo con essi attraverso strategie quali mindfulness, accettazione o defusione cognitiva (Teasdale, et al., 2003).

Del modello cognitivo standard viene mantenuto il legame con la psicologia come scienza di base, l’attenzione alla verifica sperimentale, ai progressi e al cambiamento del singolo paziente. Il focus del trattamento, però, si estende alla soluzione di problemi specifici, fino a comprendere i disturbi della personalità e problematiche di tipo esistenziale. Questi trattamenti mirano alla costruzione di repertori ampi, flessibili ed efficaci più che all’eliminazione di problemi accuratamente definiti, e enfatizzano la rilevanza degli argomenti che esaminano sia per il clinico che per il paziente.

L’esperienza (comportamentale, emotiva e cognitiva) all’interno della sessione diventa il principale strumento di cambiamento. Le terapie della terza onda sono influenzate dalla mindfulness, un’antica tecnica meditativa di origine buddista che sta stimolando l’interesse degli studiosi e dei ricercatori di tutto il mondo per il suo evidente positivo impatto sulle funzioni cognitive ed emotive.

I principali approcci Mindfulness-based sono:

– MBSR (Mindfulness-Based Stress Reduction; Kabat-Zinn, 1990). Metodo utilizzato per la riduzione dello Stress basato sulla consapevolezza. L’osservazione non giudicante delle sensazioni di dolore e dei pensieri correlati all’ansia può portare alla comprensione che essi sono “solo pensieri”, e non il rispecchiamento fedele della realtà, e che quindi non si rendono necessari comportamenti di fuga o di evitamento.

– DBT (Dialectical Behavior Therapy; Linehan, 1993a, 1993b) Approccio terapeutico particolarmente efficace nel trattamento del disturbo borderline di personalità e con pazienti che manifestano comportamenti suicidari cronici. La realtà consiste nella contrapposizione di forze opposte: la dialettica più cruciale consiste nella relazione tra accettazione e cambiamento.

– MBCT (Mindfulness-Based Cognitive Therapy; Segal, Williams, and Teasdale, 2002) Combina l’addestramento alla meditazione mindfulness con la terapia cognitiva per la prevenzione delle ricadute nel trattamento della depressione. La MBCT incorpora elementi della terapia cognitiva che facilitano il decentramento (decentering) dai pensieri e dalle emozioni disfunzionali. I pensieri e i sentimenti sono eventi mentali che vanno e vengono piuttosto che un rispecchiamento esatto della realtà.

– ACT (Acceptance and Commitment Therapy; Hayes, Strosahl, and Wilson, 1999; Hayes and Strosahl, 2004) A differenza della Terapia Cognitiva che cerca di cambiare il contenuto dei pensieri disturbanti l’ACT cerca di aiutare i clienti a portare il linguaggio e il pensiero sotto un appropriato controllo contestuale. L’ACT utilizza quindi strategie basate sull’accettazione e la mindfulness, e insieme a strategie di impegno e cambiamento del comportamento, per aumentare nei clienti la flessibilità psicologica (psychological flexibility).

– RPT (Relapse Prevention Therapy; Marlat and Gordon, 1985; Parks, Marlatt, and Anderson, 2001) La RPT è un trattamento Cognitivo-Comportamentale indicato per evitare le ricadute in individui in cura per dipendenza da sostanze psicotrope o alcolismo. Viene usata la metafora “fare surf sullo stimolo” (urge surfing) per incoraggiare l’invididuo ad immaginare che gli stimoli siano come le onde sull’oceano che crescono gradualmente fino alla cresta e poi si abbassano. Il paziente “cavalca” le onde senza cadere negli impulsi, ed impara così che gli stimoli passeranno.

In conclusione, è possibile osservare come i due approcci siano ormai integrati tra di loro: la pratica della mindfulness rinforza gli effetti della terapia cognitivo-comportamentale e, a sua volta, il lavoro cognitivo-comportamentale rinforza gli effetti della mindfulness. Questo circolo virtuoso è legato alla profonda sintonia tra i due modelli in quanto entrambi si basano sull’idea che i comportamenti adattivi e sani possono essere appresi, allo stesso modo in cui sono stati appresi dei comportamenti disadattivi.

Entrambi gli approcci fanno leva sull’allenamento personale, sulla consapevolezza della propria attività mentale, sulla scelta non impulsiva dei comportamenti. Naturalmente esistono delle differenze significative tra i due modelli, ma si tratta di differenze che rendono i due approcci complementari. Una differenza importante è il modo di considerare i pensieri che nella terapia cognitivo-comportamentale vengono esplorati ed analizzati nei loro contenuti, mentre nel lavoro con la mindfulness vengono sostanzialmente riconosciuti come tali e dunque distinti dall’esperienza percettiva del momento presente.
Questa differenza ha indotto alcuni studiosi ad introdurre l’idea che l’integrazione della mindfulness all’interno della terapia comportasse un cambiamento paradigmatico, al punto da far pensare ad una third wave della terapia cognitivo-comportamentale.

Bibliografia

  • Hayes, S. C., & Strosahl, K. D. (Eds.). (2004). A practical guide to Acceptance and Commitment Therapy. New York: Springer-Verlag.
  • Hayes, S. C., Strosahl, K., & Wilson, K. G. (1999). Acceptance and Commitment Therapy: An experiential approach to behavior change. New York: Guilford Press.
  • Kabat-Zinn J. Full catastrophe living: Using the wisdom of your body and mind to face stress, pain, and illness. Dell Publishing; New York: 1990.
  • Linehan M.M. (1993a) Cognitive-Behavioral Treatment of Borderline Personality Disorder, New York, Guilford. Linehan M.M. (1993b) Skills Training Manual for Treating Borderline Personality Disorder, New York, Guilford.
  • Marlatt, G.A., Gordon, J.R., Eds. Relapse Prevention: Maintenance Strategies in the Treatment of Addictive Behaviors. New York: Guilford Press, 1985
  • Segal, Z.V., Williams, L.M.G., and Teasdale, J.D. (2002). Mindfulness based cognitive therapy for depression: a new approach to preventing relapses. Guilford Press, New York. Tr. It. Mindfulness. Al di là del pensiero, attraverso il pensiero. Bollati Boringhieri, Torino 2006.
  • Teasdale, J.D., Segal, Z.V., Williams, J.M.G. (2003). Mindfulness training and problem formulation. Clin Psych Practice, 10, 2, 157-160.