Nutrire il benessere durante l’emergenza

Negli ultimi tempi le nostre vite sono profondamente cambiate e le abitudini quotidiane sono state stravolte da uno stile di vita più sedentario e meno salutare. Il lockdown per Covid-19 ha cambiato anche il nostro stile alimentare e se da un lato ha facilitato la riscoperta di sapori o il desiderio di sperimentare nuove ricette dall’altro ha favorito l’accesso al cibo per sopperire spesso alla noia o all’incertezza che tale situazione ha generato. A tal proposito l’Istituto Superiore di Sanità ha pubblicato un articolo che affronta il rapporto con il cibo durante la quarantena con l’obiettivo di trasformare questo tempo in ”una nuova opportunità di salute”. L’ISS specifica che lo stare in casa può diventare “un’opportunità per modificare in meglio le nostre abitudini alimentari limitando gli eccessi e i comportamenti alimentari errati che possono influire negativamente sulla salute”.

L’ingresso nella Fase-2 ha ripristinato in molti di noi il desiderio di ri-partire prendendosi cura del corpo e della mente recuperando energia e vitalità. Le abitudini poco salutari acquisite durante il lockdown ci hanno reso più vulnerabili e meno motivati ad affrontare le fasi successive con il rischio di abbassare le nostre difese immunitarie e la reattività mentale. Ristabilire uno stile di vita sano imparando a riconoscere eventuali circoli viziosi disfunzionali che si sono innescati è un’occasione unica per ri-affacciarsi sul mondo partendo da noi stessi.

Sappiamo infatti che l’alimentazione non è semplicemente legata all’atto del mangiare ma veicola numerosi significati in quanto si affianca a momenti di condivisione, di convivialità è una ricca fonte di piacere e veicola emozioni. Il comportamento alimentare è pertanto associato ad una serie di sensazioni piacevoli che variano a seconda dei contesti, delle persone, degli alimenti che selezioniamo e del modo in cui li prepariamo. Il pasto è un momento unico perché il cibo ha il potere di appagare sia dal punto di vista nutrizionale che emotivo restituendoci una sensazione di benessere globale.

Parallelamente a queste sensazioni se ne possono insinuare altre meno piacevoli (sentimenti di colpa, tristezza, frustrazione, ansia) che si traducono in comportamenti alimentari spesso inappropriati e poco salutari. Tutti noi conosciamo il senso di colpa che si genera quando ci accorgiamo di aver mangiato male e frettolosamente, oppure quando ci si sente appesantiti o in sovrappeso e vorremmo adottare un regime alimentare corretto. Non sempre, però, riusciamo a recuperare sane abitudini e questo genera frustrazione e a sua volta l’attivazione di circoli viziosi dai quali è difficile uscire.

Un comportamento alimentare inappropriato se protratto nel tempo può far insorgere problematiche sia a livello fisico che psicologico. Sappiamo che mangiamo non solo per fame (ovvero spinti da un bisogno biologico) ma anche perché mossi da una fame emotiva legata al bisogno di gestire, in maniera spesso impropria, le emozioni. Tale processo avviene al di fuori dalla nostra consapevolezza e se protratto a lungo genera uno squilibrio psico-fisico che mina il benessere dell’individuo. La fame emotiva, infatti, si differenzia da quella biologica in quanto è il prodotto di pensieri, emozioni e stati d’animo che fanno da innesco ad una serie di comportamenti maladattivi (ad es., la ricerca di cibi grassi mangiati velocemente e distrattamente, una scarsa attenzione ai segnali di sazietà etc.). La vergogna, il senso di colpa, la tristezza saranno solo alcune delle emozioni che seguiranno il cosiddetto emotional eating (mangiare emotivo). Mangiare non risolve il problema ma genera un beneficio nell’immediato che però svanisce velocemente in quanto lascia spazio a sentimenti negativi.

L’atto del mangiare che compiamo quotidianamente in maniera spesso automatica e frenetica può essere attuato in modo più accurato e consapevole. Infatti, portare la nostra attenzione al cibo scegliendolo con cura, annusandolo, gustandolo lentamente e in una posizione comoda ci permette di approcciarci ad esso in maniera completamente diversa (Mindful Eating – mangiare consapevole). Sappiamo invece che tale esperienza è spesso bloccata in quanto la nostra mente è attraversata da un continuo, spesso inconsapevole e automatico, flusso di pensieri che rimandano quasi sempre a giudizi, desideri, preoccupazioni, aspettative. A causa di questo flusso continuo di pensieri autoprodotti e di emozioni associate ci si trova spesso ad essere non presenti a se stessi perdendo la bellezza dell’esperienza che viviamo. È importante, invece, prestare attenzione alle sensazioni fisiche ed emotive legate al cibo. Seduti in silenzio, si impara a rallentare il ritmo, a dedicare tempo a se stessi, ad ascoltarsi, a nutrire calma e accettazione. L’obiettivo di tale processo è il raggiungimento di un’esperienza intensa, completa e appagante. Salute e umore sono quindi due elementi imprescindibili che accompagnano lo stare a tavola e il rapporto con il cibo in generale.

Per tutte queste ragioni abbiamo ideato degli incontri di gruppo in modalità on line per migliorare il rapporto con il cibo e affrontare le problematiche legate alla fame emotiva. Gli incontri della durata di un’ora e mezza avranno lo scopo di affrontare gli aspetti nutrizionali e psicologici implicati nell’alimentazione. Vi forniremo, inoltre, materiale informativo, ricette sane e nutrienti per ripristinare il giusto equilibrio psico-fisico.

In questa fase così delicata siamo tenuti a riattivare le nostre vite per superare le criticità che l’emergenza sanitaria ha generato con lo scopo di sentirci nuovamente appagati e sereni. Ripartire vuol dire anche nutrire il corpo e la mente in quanto il cibo influisce sulla salute e sull’umore. Tali presupposti sono una valida base di partenza per guardare al futuro con speranza, positività e cambiamento.

 

“Uno non può pensare bene, amare bene, dormire bene, se non ha mangiato bene”

Virginia Woolf

 

2020-05-11T14:32:05+02:00