Come abbassare lo stress e incrementare la motivazione al lavoro

Gli effetti di un training di gestione dello stress sul personale sanitario

Autore: Sara Valeri

Recenti studi scientifici hanno messo in risalto gli effetti negativi sul personale sanitario impiegato nei reparti di emergenza dell’eccessivo carico di lavoro.

Le difficoltà organizzative dovute alle numerose richieste e il mancato supporto sociale generano uno stress lavoro correlato che mina il benessere del personale sanitario.

Lo stress è inoltre aggravato dall’entrare costantemente a contatto con persone sofferenti o in fin di vita con conseguenti ed inevitabili ripercussioni emotive.

Inoltre, in condizioni particolarmente critiche, tali fattori possono generare elevati livelli di sofferenza oltre all’innescarsi di disturbi psicosomatici con un conseguente peggioramento della qualità di vita. Il burn-out che ne deriva influisce a sua volta sulla qualità del servizio offerto e in generale sulla salute dei pazienti (Poghosyan, Clarke, Finlayson, Aiken 2010).

Sulla base di tali considerazioni è stato condotto uno studio pilota all’interno del pronto soccorso dell’ospedale di Acireale (CT) per indagare l’effetto di un training di gestione dello stress (mediante l’utilizzo del Training Autogeno, TA) sul personale sanitario.

Il Training Autogeno è un metodo di auto-distensione mente-corpo utile nella gestione dello stress, dell’ansia e di tutte le varie forme di attivazione a livello sia fisico che emotivo. L’acquisizione della tecnica prevede una fase di allenamento oltre ad una pratica regolare affinché si riesca a raggiungere in maniera completa la distensione mente-corpo.

Lo studio condotto su 30 partecipanti (medici e infermieri) prevedeva sessioni di Training Autogeno da 180 minuti condotte da psicologi clinici (ricercatori) con cadenza quindicinale per un totale di 16 settimane.

All’interno della sessione il compito dello psicologo era quello di aiutare i soggetti a superare le criticità incontrate e di motivarli al raggiungimento di uno stato di rilassamento psico-fisico.

Il TA era suddiviso in sessioni supervisionate che avevano un carattere progressivo. Le prime sessioni erano incentrate sulle sensazioni psicofisiche, le possibili soluzioni ai problemi e la postura.

Le formule utilizzate riguardavano i seguenti aspetti: il calore e la pesantezza degli arti, la frequenza cardiaca, il controllo respiratorio, il plesso solare e la fronte fresca. Ai partecipanti veniva inoltre chiesto di praticare il TA tre volte al giorno e di registrare la sessione all’interno di un diario.

Il programma era composto da otto sessioni che i soggetti praticavano regolarmente a casa.

Il training si basava sui principi standard della Rational Emotive Behavior Therapy (REBT) strutturati in diversi moduli: la reazione all’informazione stressante, la respirazione profonda, la ristrutturazione cognitiva, l’accettazione, le abilità sociali, la gestione del tempo, i comportamenti sani, il problem solving e la regolazione emozionale.

La REBT è un modello di teoria cognitivo comportamentale dove l’assunto di base è che pensiero ed emotività siano strettamente associati, agendo l’uno sull’altro in un rapporto circolare di causa-effetto.

Le analisi statistiche hanno messo in risalto che i valori medi pre-test erano significativamente differenti dalle medie dei valori post-test nelle seguenti Scale: Stress Percepito, Qualità di vita, Born-out e Motivazione al lavoro (Caponnetto, Magro, Inguscio, Cannella 2018).

Il training aveva pertanto inciso significativamente sulla qualità di vita del personale sanitario riducendo l’impatto negativo dello stress lavoro correlato.

Tale studio conferma quanto già evidenziato in ricerche precedenti dove si affermava che le professioni di aiuto sono più esposte a fonti di stress rispetto ad altre categorie professionali in quanto costrette ad assumersi molte responsabilità oltre a far fronte a ritmi di lavoro intensi.

A livello lavorativo questo si traduce in costi elevati per la struttura sanitaria e un decremento della produttività.

Tali aspetti evidenziano quindi la necessità di supportare gli operatori impiegati nelle unità di pronto intervento affinché imparino a gestire lo stress quotidiano, mantengano alta la motivazione al lavoro e offrano un miglior servizio.

 

Bibliografia

Caponnetto, P., Magro, G., Inguscio, L., Cannella, M.C. (2018). Quality of life, work motivation, burn-out and stress management program by autogenic training for emergency room staff: A pilot study. Mental Illness. Vol 10:7913.  https://www.pagepress.org/journals/index.php/mi/article/view/8003/7928

Poghosyan, L., Clarke, S.P., Finlayson, M., Aiken, L.H., (2010). Nurse burn-out and quality of care: cross-national investigation in six countries. Res Nurs Health 2010;33:288-98.

2019-10-14T08:35:21+02:00