Aiutooo…ci sono i mostri nel mio letto!

Come gestire le paure dei bambini

Lo sguardo impaurito, il corpo che trema, le lacrime che scendono, la ricerca del contatto e della vicinanza con l’adulto. Questi sono solo alcuni elementi che caratterizzano il bambino in preda alle paure notturne. Alcuni bambini faticano ad addormentarsi da soli pertanto richiedono la presenza costante del genitore affinché questo li rassicuri e li faccia sentire protetti.

“Mamma, papà aiuto ci sono i mostri nella mia stanza”. I genitori, nel tentativo di gestire le paure del bambino, percorrono spesso la strada delle spiegazioni razionali e coerenti che raramente però sortiscono l’effetto desiderato. Tali strategie, infatti, risultano inefficaci in quanto placare un’emozione sgradevole con una spiegazione razionale è come percorrere due strade parallele che non si incontreranno mai. Potrete appellarvi alle teorie più sofisticate o fornire ragionamenti lineari ma ahimè il mostro rimarrà lì in compagnia del vostro bambino che non sa proprio cosa farsene delle vostre spiegazioni logiche. L’effetto sarà dunque un sentimento di frustrazione nell’adulto e la sensazione nel bambino di non essere compreso.

Riflettiamo sul perché i bambini sviluppano delle paure irrazionali. Un primo aspetto riguarda la considerazione che i pensieri o le fantasie dei bambini possono scatenare le stesse identiche paure di un pericolo reale quindi una fantasia può facilmente tradursi in qualcosa di concreto. Un secondo motivo riguarda la loro incapacità di verbalizzare le emozioni più profonde per cui la sensazione di un malessere si può facilmente tradurre in immagini o pensieri spaventosi.

Potrebbe infatti accadere che egli si senta solo, spaventato oppure che abbia semplicemente bisogno di conforto ma non sa come dirlo in quanto non comprende la natura dei suoi timori e li esprime attraverso immagini spaventose. Le paure irrazionali possono avere quindi un significato simbolico che noi adulti non comprendiamo.

Chiediamoci perciò quale paura profonda si nasconde dietro una paura irrazionale del bambino. Spesso i temi dei più piccoli ruotano attorno all’ansia da separazione, alla paura di rimanere da soli, alla perdita simbolica o reale di un oggetto, etc. I bambini più grandi possono invece essere attivati da preoccupazioni riguardanti i conflitti familiari, le dinamiche e l’inserimento nel gruppo dei pari, il rendimento scolastico, etc.

Ma cos’è realmente la paura? Si tratta di un’emozione primitiva sgradevole che tutti noi proviamo quando pensiamo di essere in pericolo indipendente dal fatto che questo sia reale o immaginario. Nello specifico potremmo dire che essa è una reazione soggettiva a un evento saliente contraddistinta da cambiamenti fisiologici, esperienziali e comportamentali. Le emozioni assumono significato in relazione al contesto, all’interpretazione cognitiva e soggettiva, alla risposta comportamentale e alla reazione fisiologica.

La paura ha una specifica funzione in quanto serve ad attivare il nostro corpo e a difenderci o a nasconderci da un pericolo o da una minaccia e quindi da qualcosa che riteniamo pericoloso. Allo stesso tempo accende il sistema di allerta anche in assenza di un pericolo attivando il sistema di sorveglianza. Queste considerazioni ci aiutano a comprendere quanto le paure dei bambini siano un fatto naturale dovuto ad un graduale adattamento al mondo circostante per loro ancora inesplorato e che li aiuta a reagire al pericolo.

Quando il sistema di allerta, però, è costantemente attivo si rischia di sperimentare una sensazione di disagio che rende difficoltoso il vivere quotidiano o la fase di addormentamento. I mostri nella stanza da letto o altre immagini spaventose compaiono solitamente all’ora di andare a dormire perché esprimono una duplice paura: quella di andare a letto e quella di addormentarsi. La prima attiva il tema della separazione, la seconda rievoca i brutti sogni, i ricordi o le emozioni sgradevoli.

Cosa possiamo fare noi adulti? Per prima cosa è opportuno non sminuire ma dare importanza alla sensazione sperimentata mostrando al bambino un reale interesse per ciò che sente. Questo approccio ci consentirà di empatizzare con piccolo il quale si sentirà riconosciuto nel suo vissuto e confortato. È opportuno non usare frasi del tipo “non fare il bambino piccolo” oppure “non devi avere paura” perché stimoleranno in lui l’idea di essere sbagliato. Espressioni del genere potrebbero inoltre veicolare messaggi negativi lasciando intendere che la paura non deve essere rivelata né tantomeno sperimentata. È opportuno invece dare valore a quanto percepito e aiutare il bambino a gestire la situazione con piccole strategie.

Il gioco riveste un’importanza fondamentale perché l’attività ludica consente al bambino di vivere una dimensione fantasticata, mantenendo però un legame con la realtà effettiva, crea cioè simboli per presentificare ciò che è assente e per modificare la realtà esterna in base ai propri bisogni (Jean Piaget, 1945).

Attraverso il gioco possiamo imparare a metterci in connessione con il bambino utilizzando uno schema interattivo vicino al suo modo di comunicare. Basti immaginare ai giochi di finzione, alla lotta in cui ad esempio immaginare di sconfiggere il mostro attivando il corpo che rimanda una sensazione di competenza e di forza interiore.

Oppure si potrebbe inventare una fiaba in cui il mostro assume delle caratteristiche meno spaventose diventando un personaggio buffo, maldestro o addirittura un compagno di giochi. Ne è un valido esempio il film di animazione della Pixar Monsters & Co. del 2001 diretto da Pete Docter, Lee Unkrich e David Silverman.

Possiamo immaginare di usare una bacchetta magica o un “antidoto annienta mostri” e fingere di scacciarli via. Il travestimento con abiti buffi per incarnare le sembianze di un mostro con caratteristiche di goffaggine e simpatia sono valide strategie per esorcizzare la paura. Insomma, gli strumenti da utilizzare possono essere infiniti ma il compito di ogni genitore è quello di rendersi parte attiva del processo ludico e creare, insieme al bambino, delle situazioni spaventose, divertenti ma allo stesso tempo sicure. A voi l’occasione unica di entrare nel gioco e sconfiggere il mostro. Buon divertimento!

Bibliografia
Cohen, J. L. (2013). Le paure segrete dei bambini. Come capire e aiutare i bambini ansiosi e agitati. Feltrinelli Editore.

2019-04-29T16:38:21+02:00